L’entità dell’essere

L’essere umano non permane statico durante lo sviluppo della propria personalità. Infatti, sono innumerevoli i cambiamenti instaurabili nell’arco dell’esistenza. Sorge quindi spontaneo il quesito, circa l’entità del proprio essere; il nucleo fondante. In termini assoluti, non è possibile identificare una prospettiva unitaria, bensì accogliendo l’intero arco delle sfumature manifestate. In termini prettamente matematici, potremmo dire di essere la raffigurazione derivante il calcolo combinatorio della varianza genetica. Infatti, il nostro comportamento è già scritto nei nostri geni, i quali, mediante l’epigenetica, permettono l’esibizione di un numero variegato di identità. In fin dei conti, pertanto, dovremmo abbandonare l’ossessione orientata alla scissione da certe nostre peculiarità, in virtù di altre, considerate maggiormente funzionali. Il saggio uomo è consapevole di essere imperfetto, e quindi non invoca ansia, o malessere, durante il proprio percorso di maturazione. Attenzione, ciò non significa rimanere ancorati ai nostri “difetti”, ma anzi, sviluppare ulteriormente una visione coesa e pertinenete, mediante la consapevolezza, permette di tangere traguardi ancor più significativi, ed in un minor range di tempo. Ad esempio, facendosi maggiormente trovare pronto, di fronte episodi propedeutici al nostro miglioramento. Dimentichiamo, quindi, la visione statica, ed inalterabile del nostro Io, ed abbracciamo tutte le istanze di cui siamo intrisi.

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