Universo prospettico: Inferenze rivoluzionarie

Note iniziali: Sebbene gli elementi a nostra disposizione siano numerosi, i misteri del cosmo
permangono molti. Dapprima è necessario eradicare gli attuali dogmi, succedentemente fornendo
l’esplicazione dettagliata della mia teoria.
Note tecniche: Codesto testo è stato scritto esulando da un colloquio, diretto, con l’interlocutore. E’
possibile leggerlo secondo la propria preferenza, senza alterarne il contenuto.
Disclaimer: Ogni formulazione concettuale contenuta nel suddetto volume è da considerare,
meramente, un’opinione. Le nozioni soprariportate non hanno alcun carattere scientifico. Sono
intendibili come mere speculazioni Filosofiche. L’autore non possiede nessuna qualifica in materia,
e declinerebbe qualsiasi responsabilità erroneamente ricondotta, a seguito dell’utilizzo incauto e
precario, delle stesse. [N.B: L’autore non si assumerà nessuna responsabilità, circa l’eventuale
utilizzo improprio delle informazioni profilate].
Introduzione: La realtà non sussiste come la percepiamo. Essa è l’intersezione, tangibile, di
molteplici variabili cosmiche. Nonostante l’apparente dissociazione operativa, l’universo esercita
costantemente influenza sulle nostre azioni. Ciò in quanto persiste un’imperante intra-connettività,
le cui ripercussioni sono di difficile identificazione. Il rapporto, ovviamente, è bi-direzionale,
annettendo la plausibilità di prospettiche funzionali. Ad esempio, ogni nostra esercitazione quantica,
permea, irrevocabilmente, l’universo. Nei prossimi articoli verrà approfondito il tema. Ovviamente,
però, così come per ogni analisi scientifica, è necessario cristallizzare la presenza di limiti
conoscitivi. Presupponendo codesto limite, causato, primariamente, dall’inadeguata costituzione
sinaptica, è plausibile supporre un, indefinito, margine d’errore. Quest’ultimo verosimilmente,
relativamente, ingente. Quantomeno significativo in funzione della realtà che conosciamo. Tuttavia,
l’istinto evoluzionistico, mediante il circuito mesolimbico, ha reso, ugualmente, coinvolgente la
suddetta ricerca. Esattamente come ogni atteggiamento umano, la genetica pervade l’essenza
induttiva. Il lento, ed inesorabile, ritmo evolutivo, non conosce relativismo razionale, e sovverte
qualsiasi schema indicativo. Pertanto, nonostante la consapevolezza del, probabile, bias
perpetuiamo ciecamente l’interesse. Converge però, sottolineare l’acuta importanza, alla quale
potremmo giungere. Infatti, sono elencabili innumerevoli, per non dire imperanti, intuizioni,
attraverso le quali è cambiato, radicalmente, il nostro stile di vita. Un apparente paradosso, attinente
la dualità teoria-pratica, dal quale non dovremmo, quindi, farci condizionare. Nei prossimi capitoli,
farò maggiore chiarezza, in merito. Sebbene la corretta ammissione di incompetenza, la
decontestualizzazione funzionale, permette di esaminare, astrattamente, la logica cosmica, cardine.
Proprio per questo, mediante il duettare dell’intuito, e la funzionalità deduttivo-convergente, ho
constatato un interessante scenario. Codesto, se verrà confermato dagli studi futuri, è proprio delle
potenzialità atte a rivoluzionare, ingentemente, la nostra, duttile, esistenza. Intuibilmente, il tono
della scoperta è vivace, ed ottimistico, in quanto determinante un approccio maggiormente
funzionale alla condotta di vita.
“Meglio essere ottimisti ed avere torto, che pessimisti ed avere ragione”.
(Albert Einstein)
Sfiorerò numerosi temi esistenziali, intriso della presunzione di ponderarne, adeguatamente, il
valore. Successione, imprescindibile, di una mente iper-razionale, la quale intuitivamente computa
le relative statistiche. In virtù di ciò, idealizzo il suddetto volume, credo non arrogantemente, come
profondamente antidepressivo. Chiaramente, costante universale, a patto di comprenderne,
accuratamente, le dinamiche intrinseche. Infatti, è consigliabile, ai fini poc’anzi citati, non omettere
parti del testo. Ho il dovere di riportare persino le implicazioni squadranti. Queste teorie sono state,
ampiamente, criticate. Ma, goffamente. Motivo per cui, visto che ogni concetto rimane valido, fino
al dominio, logico, contrario, ho deciso di esporle ad un pubblico più ampio. In questo modo,
quantomeno fornirò elementi di discussione, mediante i quali arricchire le attuali teorie. D’altro
canto, non posso quantificare, ovviamente, le probabilità di successo, limitandomi a convalidare le
logiche proposte. Sebbene, ugualmente esposte ad un, potenziale, errore. Inoltre, a garanzia di
linearità, inevitabile nucleo, è la pressochè assente, necessità di conoscenze. Controintuitivamente,
lo svincolamento da assiomi scientifici, mi ha permesso un’inquadratura più coesa, nonché ampia,
del problema. Non è implicita deduzione, sia, necessariamente vero, ma empiricamente è ciò che ho
consolidato. In conclusione, ribadisco la necessaria disposizione arbitrale, nella valutazione
settoriale, oppure globale, del testo.
“Se un uomo parte con delle certezze finirà con dei dubbi; ma se si accontenta di iniziare con
qualche dubbio, arriverà alla fine a qualche certezza”.
(Francesco Bacone)
Primo capitolo: Convenzioni illusorie.
I cardini limitanti alla propria conoscenza approfondita, per quanto possibile, costituiscono il primo
passaggio, di un percorso caratterizzato da astrazione e decontestualizzazione. Nell’esercitare tale
funzione, adempierò all’idelizzazione relativista, per mezzo di cui è possibile tangere
un’osservazione, maggiormente lineare, ampia, e coesa, del suddetto scenario prospettico. Siamo,
continuamente, impropriamente, affranti da plastificazioni disfunzionali. Quest’ultime deviano,
significativamente, le nostre ricerche. Viviamo a contatto di un mondo, prettamente, inesistente.
L’amalgamento socio-dogmatico a cui siamo sottoposti, fin dagli albori della nostra coscienza, ha
permesso la cronicizzazione, nonché unicità, di credenze deleterie, e completamente prive di
fondamento. Dedicherò questo capitolo, esattamente, all’esplicazione delle principali. Le ragioni
sono da ricondurre, spesso, a semplificazioni, mentre in altri casi, al fine di sopperire le nostre
insicurezze. E’ proprio così che si è formata una virtualizzazione, intellettuale, del tutto deviata. In
questo spazio le smonterò, mediante un approccio cognitivo-consapevole. Una copia, semi-analoga,
dell’estradizione disfunzionale, applicata, in psicologia, dalla terapia cognitivo#comportamentale.
Se pur, ingannevolmente, apparentemente, superfluo, si tratta di un passaggio impellente, ed
imprescindibile, per la successione delle argomentazioni. In assenza della rimozione limitatoria,
qualsivoglia tentativo di rivoluzionare la vostra visione, diverrebbe inefficace. Conclusa questa,
breve, parentesi, procedo in dettaglio.
Primo paragrafo: La religione.
L’apice della precedente argomentazione. La vetta. La religione è, probabilmente, il primo limite
conoscitivo dell’essere umano. Nonostante il condizionamento specifico, l’ampio spettro mediante
le quali si diffondono le religioni, coniuga un conclamato problema evolutivo. Quantomeno sotto il
suddetto riferimento. In assenza di basi logico-scientifiche, qualsiasi speculazione, definita “atto di
fede”, è esclusivamente un bieco intralcio alla propria prospettiva. Una tiepida nebbia, dalla quale la
materia viene oscurata. Non vi è, logicamente, nessuna ragione, per idolatrare una figura indefinita.
La questione della fede, sebbene possieda congrui vantaggi ideologici, è auspicabilmente criticabile.
Allo stesso identico modo, credere non esista, necessariamente, un Dio, è completamente insensato.
Medesima asserzione tange il vasto campo del paranormale. Credente ed ateo sottendono alla
medesima logica, condividendo lo stesso profilo statistico. Ergo, a rigor di deduzione, non esistono.
E’ un, puro, paradosso logico, dal quale instradarsi, necessariamente, verso il profilo agnostico.
Sospendere il giudizio è l’unica, pertinente, opzione disponibile. Le implicazioni sono
innumerevoli, quale ad esempio la mancata predisposizione cerebrale, atta al contenimento del
dubbio. So quanto sia complesso convivere con la perplessità, ma lobotomizzarsi, nel lungo
termine, è prospetticamente svantaggioso. Conseguita questa tappa, è coricabile la prossima
dissuasione conoscitiva. Se pur singolo tassello di un ecosistema ampio, ed eterogeneo,
l’acquisizione rinnega la concatenazione di diverse occultazioni. E’ pertanto necessario, uno sforzo
esistenziale, mirato a catalogare, propriamente una realtà, la quale, se pur indefinita, lascia emergere
spunti intellettualmente vantaggiosi.
Secondo paragrafo: L’illusione dell’essere.
Ci percepiamo entità univoca, indelebile, nonché, fantascientificamente, vivente. Gli insegnamenti
ricevuti in tenera età hanno consolidato questa predisposizione. Sebbene, parzialmente, sia una
tematica analizzabile, e discutibile, la realtà è ben diversa. Siamo dinanzi il bias autosomministrato,
della determinazione accecante. L’anima non esiste. O meglio, sovvertendo, se considerata mera
congettura, posso convenirne. Viceversa, siamo esseri, se pur in un range definito, mutabili; Siamo,
totalmente, inanimati; Non possediamo il libero arbitrio, in quanto, ovviamente, assenti di
riferimento; e ribadisco, la mitologia alla base dello spirito non ha nessun fondamento scientifico,
ne tantomeno logico. In questo modo annettiamo implicazioni dirette al passo precedente.
Esplicherò, meglio, in seguito. La scoperta dell’inesistenza esistenziale, tange il cuore delle
tematiche prossime.
Terzo paragrafo: L’oblio del libero arbitrio.
Infinite connessioni derivanti dal sopracitato presupposto. Argomento controverso, per volontà
emotiva delle menti meno abbienti. Le esplicazioni potrebbero essere innumerevoli, tuttavia, a rigor
di logica, è sufficiente un presupposto. Non avendo determinato il nostro genotipo, diveniamo,
necessariamente, impotenti, lungo l’intero arco di vita. Ogni interazione ambientale flette sulla
nostra mancanza, riflettendo illimitatamente, un condizionamento definito dal cosmo. Necessarie
disquisizioni deduttivo-astratte, atte all’etichettatura di codesto, indeterminato, flusso. Non
abbiamo, ne tantomeno, mai avremo, il controllo di noi stessi. Per quanto, impropriamente, la prima
impressione susciti sentimenti depressivi, la suddetta ancora suggerisce, vivacemente, un circuito
circoscritto all’esclusivo favoreggiamento. In breve, a seguito del disarmo decisionale, si protrae
dinanzi una consolidazione, decisamente, portatrice di serenità. Nel caso in cui “procedessimo” ,
astrattamente, positivamente, non avremmo ragione di speculare inerente il mancato arbitrio.
Semplicemente, gioveremmo della circostanza. Al contrario, in caso di avanzamento negativo, o
meglio, disfunzionale, saremmo, totalmente esenti di responsabilità. In questo modo, il
bidirezionale flusso, può esclusivamente donare tranquillità, ed annesse circoscrizioni emotive. Sarà
interessante riprendere questa parentesi, al momento della trattazione energetica.
Quarto paragrafo: Poliformismo occulto.
L’area cerebrale collegata alla percezione, e le ripercussioni intellettive, filtrano, mediamente, la
stessa immagine propria. Nel tempo ci sentiamo, pressochè i soliti. Sia per quanto concerne
l’intelletto, che la personalità. Al contrario, siamo in costante mutamento, per mezzo degli stimoli
ambientali. La disomogeneità dell’astratta formulazione, decantata, è il preludio della propria
impossibilità. Un’ulteriore convergenza dell’inesistenza dell’essere. Come consuetudine, ricordo
che, presto, approfondirò la dinamica.
“Non potremo mai sapere chi siamo veramente, in quanto, la concettualizzazione dell’illusorio
essere, è il riflesso della proiezione altrui, la quale, a sua volta, non venne trasmessa
arbitrariamente.”
(Michael Lunardini).
Quinto paragrafo: Oggetti presuntuosi.
Non vi è alcuna differenza, microscopica, tra noi, e la noumenica osservazione degli oggetti. Essi
possiedono, allo stesso modo, energia, la quale però mantengono inapplicata. Trattazione ripresa dal
noto fisico Albert Einstein, nella teoria della relatività. Si dipanano dinanzi, alcuni scenari
ideologici. Secondo la nostra, soggettiva, percezione, potremmo definirci, oggetti particolarmente
complessi. Taluni, invece, preferirebbero associarci ad intelligenze artificiali maggiormente
sviluppate. Ciò, è un avanzamento idealizzato inutilmente, in quanto, in funzione dell’onnipotente
relatività, ogni integrazione variante, è, necessariamente, inconcludente. In altre parole, nulla. In
realtà, l’unica differenza sta nella nostra, relativa, presunzione. Determiniamo la realtà, ed in questo
modo ci auto-costruiamo una fluidità artefatta. Ma, tenete bene a mente, è strettamente un’illusione.
Secondo capitolo: La legge di conservazione di massa.
Fisici e filosofi si attorcigliano da centinaia di anni alla scoperta dei misteri del cosmo. Purtroppo,
per il momento, le nostre conoscenze permangono ristrette, è necessaria, dunque, un’elaborazione
astratta ed intuitiva. Le domande che perseguitano l’anima dei più curiosi sono innumerevoli;
dall’esistenza di Dio, alla struttura dell’universo, crogiola il mistero. Procediamo, dunque, con
ordine, esplorando alcune teorie piuttosto innovative. Uno dei primi tasselli di questo contorto
puzzle è l’inesistenza. Partiamo da un principio chiave dell’universo: «Nulla si crea, nulla si
distrugge, tutto si trasforma». Quest’ultima è la legge di conservazione della massa, stipulata da
Lavoisier, ed ancora oggi riferimento della meccanica quantistica. Il concetto di creazione,
esattamente come quello di distruzione, sono esclusivamente circoscritti all’ideazione umana.
Essendo osservatori contestualizzati, veniamo illusi da quest’ultimi, finendo con il porci domande
illogiche. In natura vi è un’eternità omnidimensionale, dalla quale è possibile estrapolare infinite
implicazioni. In altri termini, quando udiamo il termine “nulla”, o relativi sinonimi, inizializziamo
la visualizzazione di uno spazio, privo di interazioni fisiche. Ebbene, è solo apparenza. La sola
ideazione ne materializza l’entità. In natura non esiste il vuoto, bensì infinita energia inerte. Come
precedentemente emerso, energia è sinonimo, logico, di materia. Ripeto, il concetto di assenza è
l’ulteriore convenzione umana. Esso è funzionale alla nostra permanenza sulla terra, tuttavia,
diviene dirottante in riflessioni che coinvolgono, astrattamente, il cosmo. Materia e vuoto non
possono coesistere, sono espressamente un paradosso logico.
Terzo capitolo: L’onnipresenza dell’infinito.
Affermare che la natura sia eterna, equivale a sostenere, in primo luogo, l’infinito della dimensione
temporale. Questa implicazione, mediante una sorta di simmetria, asserisce, necessariamente,
l’infinito spaziale. Analogamente, il ciclo si perpetua in ogni dimensione esistente. Ciò, in quanto,
anche la suddivisione delle dimensioni è una convenzione. Sussiste, da sempre, e per sempre,
l’onnipresenza dell’infinito. A questo stadio di consapevolezza viene proiettata dinanzi una
rivoluzione prospettica.
Quarto capitolo: L’omni-presenza della materia.
E’ il momento di introdurre l’ennesima, importante, deduzione. L’onnipresenza dell’infinito si
traduce, logicamente, anche nell’illimitatezza della materia. In altre parole, è plausibile esclamare la
presenza di ogni forma di materia. Le prossime derivazioni, iniziano a tangere la nostra esistenza, in
quanto collocate ad un livello di astrazione più elevato.
Quinto capitolo: Gli universi paralleli
Convergentemente con le ultime scoperte astrofisiche, nonchè le affermazioni di Stephen Hawking,
la presenza degli universi paralleli è dimostrabile logicamente, nonchè, forse, persino
scientificamente. Tralasciando le analisi di Hawking, in quanto comunque circoscritte alla micro
osservazione, propendiamo verso l’analisi conseguenziale dell’omnipresenza della materia. A patto
esista tutto, necessariamente, dovrebbero susseguirsi infiniti mondi, in infinite versioni, infinite
volte. Ciò si applica anche alla dimensione temporale, dunque passato, presente, e futuro. A breve
osserveremo i motivi dell’importanza di questo tassello. Dirigiamoci, pertanto, in direzione del
prossimo livello.
Sesto capitolo: L’immortalità ciclica.
E’ giunta l’ora di triangolare le informazioni acquisite, dirottando uno dei dogmi cardine
dell’esistenza verso l’annichilimento. Supponendo che, il concetto di conclusione sia solo
un’illusione, e congiungendolo con le successive analisi, la vita non potrebbe essere altro che un
indeterminato stadio, di un percorso quantico omnidimensionale. La materia, incluso l’ignoto di cui
siamo intrisi, si sussegue nell’infinito, combinandosi in infiniti diverse stadi. Tra di essi, come
affermato in precedenza, vi sono infinite vite, in infinite versioni, appunto, infinite volte.
Pragmaticamente parlando, terminata l’attuale, per quanto indefinita ed illusoria, vita, in un tempo
incognito, verremo riformati, vivendo, dunque, eternamente.
Settimo capitolo: La distribuzione dell’energia.
L’energia è distribuita equamente, simmetricamente, omni-dimensionalmente. Il cosmo è composto
da materia. Quest’ultima, per l’appunto, omni-dimensionalmente compiuta, a seguito del nostro
riferimento esistenziale. L’origine di essa nasce dalla dicotomia, intersecante, tra il nucleo
dell’assenza, ed il proprio polo opposto. Quest’ultimo fenomeno ne garantisce la permanenza
eterna. La materia è composta, intrinsecamente, da energia; l’universo nasce per mezzo di forze
istantanee, coalizzate in ciascuna direzione.
“La relatività sancisce l’illusorio delimitatore, il quale suddivide il limite conoscitivo umano, dalla
propria materializzazione”.
(Michael Lunardini).
La realtà è in costante generazione, per merito di forze omni-dimensionalmente reagenti, il cui
scontro instantaneo, rende loro, rispettivamente, sorgente e prodotto. La soluzione dell’intrigante
enigma dell’esistenza, risiede proprio nelle intrinseche proprietà di codesta dualità. La costante su
cui vige questo principio è la ITF. L’Instant Translation Force è l’intera struttura, nella quale verte
l’Universo. È descrivibile anche, mediante l’osservazione del proprio comportamento visibile.
Esercitando illimitate correnti, instantaneamente, è collocabile nell’intersezione, astratta, fra un
determinato istante spaziale N ed il proprio, relativo, predecessore. La dimensione in cui si perpetua
è definita IA (Intermittent Axis). Il pulsare, ininterrotto, dell’ITF, orientata sulla suddetta asse,
decreta la consistenza della sfera esistenziale. I vettori in oggetto, come da precedente asserzione,
essendo scissi dall’illusoria sfera temporale, fluttuano in un instante casuale, e non necessariamente
metodico. Il solo requisito di cui necessitano è l’assenza di gravità. Infatti, se quest’ultima fosse
presente sorgerebbe un, tendenziale, quanto pragmaticamente certo, arresto della funzione.
Ottavo capitolo: I moti universali.
Il cosmo mostra una struttura globale statica, inerte nel tempo, e nello spazio. Con l’accezione
“moti universali” mi riferisco, esclusivamente, alla propria intra-mobilità. Le fluttuazioni cosmiche
sono il prodotto di spostamenti d’energia, dovuti al pulsare della propria genesi. E’ proprio per il
suddetto motivo che esistono i buchi neri, ed altre “inspiegabili” entità. Nell’universo nulla si
disperde, bensì adotta un’altra collocazione sull’asse spaziale. Inoltre, a causa dell’assenza del
riferimento temporale, essendo una pura convenzione, le rivoluzioni cosmiche sono considerabili
una raffigurazione statica, della quiete morfologica. Esprimendo artisticamente l’universo
potremmo rappresentarlo attraverso un gradiente casuale, ma uniforme in proprietà. Quest’ultimo
però dovrebbe contenere ogni colore esistente, al fine di completezza. Pertanto, riconducendo alla
propria, univoca, genesi. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, vista l’impossibilità della
deformazione orientativa. Tutto questo fermento non può che accecare, per mezzo del proprio
mutismo assoluto. Una convenzione. “L’universo è”; stop.
Nono capitolo: Analisi forense della realtà.
La realtà non è oggettivabile. Essa si pone in vesti relative, in funzione del vissuto dell’osservatore.
Potremmo, pertanto, asserire che si tratta di una convenzione. L’interezza delle variabili interposte,
è stata precedentemente assodata “a tavolino”, per forze causali indefinibili. Nessuno potrebbe
giustificare il perché la società si sia sviluppata, esattamente, medesimamente all’attualità; è
l’evoluzione che ci ha spinti a procedere in tal senso. L’evoluzione, a sua volta, è stata veicolata
dall’universo. Nel giudicare i nostri problemi, dovremmo sempre, razionalmente, tenere di conto
della duttibilità in questione, la quale li rende, del tutto, una mera, bieca, illusione. La materia, di
cui i succedenti eventi, non adempie la possibilità di scissione. Osservandoci intorno, prendiamo
visione di innumerevoli stimoli di vario genere. Tendiamo però, a deformarne, la propria rifrazione
sul nostro intelletto. In prima istanza consideriamo l’acquisizione statica di informazioni,
necessariamente fluida in origine, in mera virtù della nostra abilità rappresentativa. Al contrario, ciò
che definiamo congetturalmente la “realtà” è un composto avaro d’informazioni circa le proprie
proprietà. Ogni elemento venuto a contatto con la nostra memoria di lavoro, non è discernibile
cronologicamente, rispetto ad un proprio adiacente morfologico. Giungiamo dunque, a proferire il
primo bias cerebrale, di cui permane attorniato l’essere umano: La morfologia orientativa degli
eventi.
Decimo capitolo: Approccio funzionale.
L’approccio maggiormente funzionale nei confronti della realtà, richiede leggerezza. L’esistenza
pone delle basi, alquanto, effimere, nei nostri confronti; con altrettanta superficialità dovremmo
adempierci in codesto percorso. Inoltre, è essenziale, imprescindibile, permanere costantemente
ottimisti; in quanto permette un approccio pro-attivo nei confronti delle difficoltà. Il pessimismo,
viceversa, è una mera condanna, mediante cui non può che emergere, ingente, sofferenza.
Undicesimo capitolo: Le attuali teorie.
Le attuali teorie circa la costituzione dell’universo sono, primariamente,
Dodicesimo capitolo: L’essenza umana.
L’essenza umana è da constatare per mezzo della sfera emotiva. Quest’ultima, visualizzabile, nella
propria completezza, nel benessere; è proprio codesto il riferimento nucleotide della nostra
esistenza. Inoltre, quest’ultima, risiede nella semplicità della vita; le attività umili, ed i relativi
annessi.
Tredicesimo capitolo: Infinite implicazioni.
Sebbene ancora da dimostrare, quanto precedentemente asserito, ricondurrebbe ad infinite
implicazioni; perfino correlate con la nostra esistenza terrestre. In primo luogo, la consapevolezza
della propria eternità, condurrebbe l’essere umano, in un caos, alquanto indecifrabile; non vi
sarebbero più limiti, e la società muterebbe radicalmente.

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